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Che cosa vuol dire «chi a l'è de chi»

di Sergio Mugliari27 settembre 2026 · 4 min di lettura

La domanda in dialetto varesotto che dà il nome al progetto: che cosa chiede davvero, perché non si traduce con «di chi sei», e come cambia da un paese all'altro.

La mappa della provincia di Varese con i nomi dei paesi e i ritratti segnati.

Se sei della provincia di Varese, la frase l'hai già sentita. Se non lo sei, la prima volta che la leggi sembra scritta male, perché la parola «chi» compare due volte e sembra la stessa parola ripetuta.

Non lo è.

La traduzione

Chi a l'è de chi? vuol dire «chi, fra voi, è di qui?»

Il primo «chi» è la persona: quale di voi. L'ultimo «chi» non è una persona, è un posto: in dialetto varesotto vuol dire qui. Da lì nasce l'equivoco di chi la legge con l'orecchio dell'italiano.

Messa per intero, la domanda suona così: di tutti quelli che stanno in questa piazza, in questo bar, in questo paese, chi è davvero di qui.

Non si traduce con «di chi sei»

È la confusione più comune, e cambia completamente il senso.

De chi te seet?, «di chi sei», è una domanda sulla famiglia: chiede di chi sei figlio, da quale casa vieni. È una domanda bellissima e in tanti paesi si fa ancora. Ma è un'altra domanda.

Chi a l'è de chi chiede il posto, non la parentela. Non vuole sapere da chi discendi. Vuole sapere chi appartiene a questo luogo, e chi questo luogo lo tiene in piedi.

Perché l'abbiamo scelta come nome

Facciamo documentari sulle persone della provincia di Varese. Non su personaggi famosi: su chi ha costruito qualcosa qui e continua a tenerlo aperto.

Quando arrivi in un paese che non è il tuo e cerchi una storia da raccontare, quella è letteralmente la domanda che devi fare. Non «chi è il più importante», non «chi è il più conosciuto fuori». Chi, fra voi, è di qui. Chi c'era prima. Chi è rimasto. Chi tiene aperta la bottega, chi organizza la sagra da trent'anni senza averlo mai detto a nessuno, chi ha messo su un'attività partendo dal niente.

La risposta a quella domanda non ce l'ha un ufficio e non ce l'ha Google. Ce l'hanno soltanto le persone che ci vivono accanto.

Il nome cambia con il paese

Siccome l'ultimo «chi» vuol dire «qui», al suo posto ci si può mettere il nome di un paese.

Chi a l'è de Vares, chi è di Varese. Chi a l'è de Lavén, chi è di Laveno. Chi a l'è de Lüìn, chi è di Luino.

È per questo che ogni ritratto può prendere il nome del paese di chi racconta. Il progetto si chiama in un modo solo, ma nei centotrentasei comuni della provincia si può dire in centotrentasei modi.

Come si scrive e come si legge

Si scrive Chi a l'è de chi, con l'apostrofo dopo la elle e l'accento grave sulla è.

Si dice tutto attaccato e veloce, come si fa una domanda vera, non come si legge un titolo. L'accento della frase cade sulla è.

Capita di trovarla scritta «chi a le de chi» oppure «chi l'è de chi»: sono storpiature d'uso, e si capiscono lo stesso.

E adesso la domanda te la facciamo noi

Del tuo paese, chi è che lo tiene in piedi. Chi è la persona di cui tutti sanno qualcosa e nessuno ha mai scritto niente.

Se ti è venuto in mente un nome, proponilo qui. Oppure apri la mappa dei ritratti e cerca il tuo comune: vedrai chi abbiamo già raccontato, e quanto spazio vuoto c'è ancora.

Chi a l'è de chidocumentari sulle persone del Varesotto

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